La bicicletta nella resistenza

la_bicicletta_nella_resisteLa bicicletta nella resistenza, di Franco Giannantoni e Ibio Paolucci, edizioni Artigere, 2010.
Dopo aver iniziato, due anni fa, a seguire l’avventura dei miei amici della Staffetta della Memoria,  ho preso anch’io ad appassionarmi e ad approfondire “le storie di Linea Gotica”. Poi, dopo aver partecipato lo scorso anno alla seconda edizione in bicicletta sulla Linea Gotica – io in verità in qualità di “autista e cronista” – ho iniziato a raccogliere documentazione e storie con maggiore sistematicità, questa volta ricercando nei libri – di storia e di ricordi, ma anche qualche romanzo – le stesse storie che avevo sentito raccontare da tante persone e testimoni incontrati durante quella splendida attraversata dal Tirreno all’Adriatico, tanto che alla fine ho trasformato la cronaca di quelle giornate, immerso nei paesaggi di Garfagnana, Mugello, Casentino e Montefeltro, in un libro che uscirà in tempo per la terza edizione 2013, sempre dal 25 aprile al 1° maggio.
Tra i tanti libri allora individuati c’era anche”La bicicletta nella Resistenza” ma ho faticato a trovarlo perché era quasi esaurito.

Un libro che non poteva certo mancare in questa mia piccola collezione, proprio per l’attinenza con la bicicletta. Non faccio una recensione del libro, rinvio ad alcune che ho trovato in rete. Il libro è interessante, come documentazione e per le tante citazioni; raccoglie una serie di storie, quasi delle schede, di alcune donne e uomini della Resistenza che fecero della bicicletta il loro mezzo di combattimento, non solo per trasportare messaggi, stampa clandestina o anche armi, ma anche per spostarsi velocemente durante le azioni di sabotaggio, o ritirarsi velocemente nei momenti di sganciamento. Soprattutto nelle zone di pianura o prossime alla pianura.

Si mitizza forse un po’ l’uso sovversivo della bicicletta, ma credo con giustificazione; se ne erano già accorte da tempo anche le autorità, sia quelle repubblichine o tedesche durante l’occupazione, ma anche prima, già dai primi scioperi al tempo di Bava Beccaris, con le ordinanze di divieto di circolazione della bicicletta.

Un libro interessante, anche se per ciò che riguarda nello specifico il nostro progetto, le storie raccontate in larga parte riguardano zone d’Italia diverse da quelle da noi visitate lungo la Linea Gotica; in prevalenza si svolgono tra Varese e Milano, e soprattutto in contesti di resistenza più urbanizzati. Alcuni di questi partigiani furono tra i dirigenti della Resistenza di allora e poi conosciuti anche dal grande pubblico, come Giovanni Pesce, Eugenio Curiel, Gillo Pontecorvo o Bruno Trentin,  ma tutti loro sono ben conosciuti da chi segue non solo questi temi ma la vita politica e pubblica in genere.

Sono presenti però nella parte introduttiva del libro anche alcune citazioni di storie che s’intersecano o sono limitrofe al nostro percorso sulla Linea Gotica, e che riguardano “Quelli di Bulow”, i Gap volanti di Arrigo Boldrini, che operava nel ravennate. Noi nelle precedenti edizioni del nostro viaggio sulla Linea Gotica ci siamo spinti fino a Casola Valsenio, Castel del Rio e il Monte Battaglia, e per l’edizione 2013 abbiamo in programma di fermarci anche a Ca’ Malanca.
Nel libro sono citati Umberto Ricci, di Massalombarda, poi arrestato e fucilato, appena ventenne; la sua ultima testimonianza è raccolta nelle lettere dei condannati a morte durante la Resistenza. Oppure  Renato Romagnoli, nome di battaglia “Italiano”, e poi Antonio Lorenzini, Alfredo Martini, Ottavio Zanelli e altri.
Viene citato anche il famoso Gino Bartali – quello dal naso triste come una salita, come canta Paolo Conte in una famosa canzone – che “fra il 1943 e il 1944 trasportava per la Toscana  “documenti infilati nella canna della bicicletta e affrontava, fingendo di compiere faticosi allenamenti,  i posti di blocco.”

1Tornando a noi, i ciclisti della Staffetta faranno un po’ come Bartali, non dovranno affrontare posti di blocco ma si avventureranno ugualmente sulle strade e sentieri dell’Appennino, dal Tirreno all’Adriatico, fermandosi per paesi e frazioni e incontrando persone e testimoni, in luoghi importanti della nostra storia.
Chi è interessante ad approfondire le attività della Staffetta della Memoria e i suoi progetti, può visitare i due siti ufficiali della traversata in bici sulla Linea Gotica e del Parco Storico di Badia Tedalda.
Chi vuole partecipare alla prossima edizione, può consultare sul sito il programma 2013 – dal 25 aprile al 1° maggio – e contattare gli organizzatori.
Tra le novità del prossimo anno, per chi non pedala è previsto anche un gruppo parallelo di soli podisti, per alcune escursioni in profondità in alcuni luoghi scelti. Anche in questo caso è possibile unirsi anche soltanto per alcune tappe. Contattare ugualmente gli organizzatori o, se preferite, chiedere direttamente anche a me.

 

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Informazioni su Tullio Bugari

https://tulliobugari.wordpress.com/
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2 risposte a La bicicletta nella resistenza

  1. Luca Bonanato ha detto:

    Caro Tullio mi era sfuggito un pò per pigrizia un pò per distrazione e un pò per quel difetto di non approfondire ancora amodo anobii,poco tempo,servizio scostante del sito evvia,solite cose.ho letto un pò di fretta poi riprendo con calma…l’impulso di scriverti è la passione per il tema della resistenza nel senso più ampio e concreto di studio,ricerca,iniziative e così via.Bè,la questione delle vostre “biciclette resistenti” merita un’attenzione particolare,sia per la partecipazione(libertà è …diceva il Gaber)sia per l’innovazione del metodo di studio…concedimi queste osservazioni anche se non conosco le vostre attività nel concreto ma penso che con l’uso della bici(molto in voga un pò da pertutto,a Padova ci sono moltissimi circoli,specie negli ultimi cinque anni)si possa far avvicinare a giovani giovanissimi e meno giovani la conoscenza degli eventi dal’43 al ’45 per quanto riguarda la Liberazione e lo sforzo partigiano.Dici che si mitizza il ruolo della bici ma se andiamo a leggere”Il Piccolo Diavolo Nero”di Gianfranco Manfredi racconta proprio dei giorni da te accennati della Milano fine secolo.L’opinione pubblica riteneva questi gruppi di pionieri del pedale autentici teppisti,quest’ultimi invece vedevano nella bicicletta la libertà,il mito della velocità e dell’anarcoide trasgressione delle leggi e del proibito.Certo è un romanzo ma con una rigorosa documentazione storica e ambientale(Manfredi li predilige,a scapito di stile e forma…)Sono i giorni della”rivolta del pane”dove Bava Beccaris rispose a colpi di fucile e di cannone alla folla in protesta e a rivolta sedata enunciò appunto il divieto di circolazione per biciclette,tricicli e tandem,sequestrandone un grosso numero per via dell’uso “di staffetta”fatto dai ribelli.”Stessi usi nella Resistenza;questa volta erano spesso le donne a coprire questo ruolo oppure i GAP,partigiani di città addetti agli attentati di ufficiali delle ss o nazifascisti;compiti spesso molto delicati in cui la pistola e la bici erano indispensabili.Tornando a te mi farebbe piacere sapere del tuo libro,se narra delle zone Garfagnana-Apuane dove vi furono durissimi scontri tra N.F.e formazioni partigiane(gli operai delle colline metallifere i minatori di Abbadia S.Salv. o verso Vicchio del Mugello fino alle montagne pistoiesi le Brigate”S.FEDI” e la “G.BOZZI”.)o come dici zone tra Varese e Milano.Come vedi sono un grande appassionato della Resistenza,sarebbe bello riusciste arrivare fino in Veneto e Friuli Ve.G.anche per i molti spunti”anomali” sulla vicenda.A partire dal grande cantiere dellaTODT,ultima via di fuga e di riparo dall’est dei tedeschi.Cominciava verso Bassano del Grappa per espandersi nell’Altop.di Asiago per arrivare a Verona.Era la fuga verso il Trentino A.Adige,territorio tedesco.La Resistenza vicentina ebbe caratteristiche particolari,da una parte le Brig.Garibaldine e simili,una componente autonoma,di cui sto approfondendo le ambigue mosse del loro comandante,Marozin,storia lunga e intricatissima,di questo ne parla Pesce su”Quando cessarono gli spari” e un saggio recente mette in luce,forse,la verità nel modo più completo.Marozin comunque,lo vediamo a Milano a fianco di Pertini,sul palco(!!!)degli eroi.era fuggito dal Veneto perchè condannato a morte dal CLN-A.I.per una serie di reati molto gravi.Ne”L’Aviatore e il Partigiano” ed.Odradek(non ricordo l’autore che sto scrivendo a braccio)le verità,anche scomode e svilenti vengono elencate con chiarezza.La componente cattolica e il friuli te li racconto un’altra volta come anche l’importanza di Padova,la mia città.per quanto riguarda il rapp.to bici-partigiani,Vicenza e una parte della componente cattolica e pacifista della città dovrebbe darti altri spunti interessanti.susa gli errori e la fretta ma l’ora s’è fatta piccola.Aspetto tue notizie e informazioni più dettagliate su ciò che scrivi sopra,sempre se possibile.UN saluto Partigiano,Luca Bon71.forse me s’ò dilungato…..

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    • Tullio Bugari ha detto:

      Grazie delle tue note, dei libri che mi indichi e dei suggerimenti. Rendo partecipi gli amici della Staffetta e… chissà! Intanto siamo quasi alla partenza della terza edizione, il prossimo 25 aprile. Magari riesci tu a raggiungerci in quei giorni, almeno in una delle tappe; il programma lo trovi in uno dei link dell’articolo sopra. In ogni caso teniamoci in contatto. Per seguire le nostre iniziative e gli sviluppi del progetto, oltre al mio blog, puoi tenere d’occhio il sito ufficiale della staffetta: http://www.inbiciclettasullalineagotica.it/
      Ciao.

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