“la città e i segni”

“Nessuno sa meglio di te, saggio Kublai, che non si deve mai confondere la città col discorso che la descrive”, fa dire Italo Calvino a Marco Polo, in “Le città invisibili”. E Trieste è anche visibilissima, e affascinante come sempre, con la sua molteplicità e al centro di tanti confini. Siamo stati contenti di avere avuto l’opportunità di esserci stati col nostro libro Jugoschegge e, partendo dagli stimoli offerti dal libro, aver potuto dialogare su argomenti così importanti. Anche se si tratta di argomenti non facili, e per questo purtroppo lasciati spesso ai margini. Invece sono importante queste occasioni per condividere riflessioni ed emozioni. La conversazione è stata guidata da Sabrina Morena – regista e tra i promotori della rassegna Spaesati – e poi dalle domande rivolteci dalle persone presenti.
Tra i tanti argomenti, un’attenzione particolare è stata riservata a tutto ciò che nel libro ricorda l’esperienza della solidarietà dal basso, quella che nasce dalle relazioni dirette tra le persone: “L’esperienza nata dal movimento di solidarietà italiano durante e dopo la guerra jugoslava, ma proseguita anche in altre regioni del mondo in crisi, è un’esperienza sommersa a cui non si presta purtroppo alcuna attenzione”, scrive Paolo Rumiz in Jugoschegge. E invece l’attenzione è importante, e quindi si è parlato della storia dei “lamponi della pace” e delle donne della Cooperativa Insieme di Bratunac, raccontata nel libro da Mario Boccia. O delle esperienze dei ragazzi che ancora partono per i campi estivi, di cui nel libro parla Silvia Maraone. Oppure dell’avventura della “Transumanza della pace” ricordata nel libro da Roberta Biagiarelli, la quale tra l’altro sarà a Trieste domenica 25 per raccontarla direttamente, attraverso il filmato che ha realizzato. Ma poi sono stati toccati anche tanti altri argomenti.
Nel pomeriggio, prima di andare alla libreria Lovat e iniziare l’incontro, avevamo visitato al Magazzino delle idee la mostra fotografica RICERCA DI IDENTITÀ di Ziyah Gafić: una ricerca attraverso le immagini degli oggetti che sono stati ritrovati nelle fosse comuni. Perché la guerra, al di là dei tanti discorsi che possiamo e dobbiamo anche fare, lascia sempre dietro di sé tante vittime. A noi restano, per ricordarle, i loro oggetti, come segni di un’identità che non si finisce mai di ricercare. Forse perché, parafrasando la citazione iniziale di Calvino, questa identità non si può confondere con i discorsi ne facciamo, e dobbiamo farne.

Un grazie a tutti gli amici che hanno promosso la serata e alle persone che hanno voluta condividerla con noi. Il prossimo appuntamento con Jugoschegge è a Fermo, nelle Marche, Giovedì 29 Novembre ore 17:30, presso la Biblioteca Civica – sala di lettura.

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Informazioni su Tullio Bugari

https://tulliobugari.wordpress.com/
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