Alla Scoperta dei luoghi della memoria

Alla Scoperta dei luoghi della memoria. Un bel viaggio collettivo, domenica scorsa, in 130 persone, quasi un paese, in visita al Museo storico della Liberazione di via Tasso, al Cimitero degli acattolici, dove si trova la tomba di Antonio Gramsci e alle Fosse Ardeatine.  Grazie agli organizzatori: Anpi, Arci, Libera e associazione Italia Cuba. Quasi un pellegrinaggio, non religioso ma laico, di testimonianza civile. Per rendere omaggio alle vittime dell’occupazione. E per affacciarsi sulla finestra delle memorie. Una visita al tempo stesso di festa, per lo spirito di calma tranquillità, pacatezza e chiarezza del sentire comune che m’è sembrato di respirare, tra persone di tutte le età, come un vero paese. Una visita anche con momenti intensi e commossi, come ho potuto vedere sui visi di tanti, di fronte ai graffiti alle pareti delle celle di segregazione e di tortura in quel triste luogo che fu “Via Tasso” durante l’occupazione, e soprattutto di fronte alle grotte del massacro, dei 335 trucidati alle Fosse Ardeatine. Anche un momento di approfondimento, come la bella e ampia relazione del direttore del museo, prima di iniziare la visita, facendo turni tra di noi perché eravamo davvero in tanti.

Cosa dire ancora sulla bruttura della violenza e sull’importanza delle memoria? Di non dimenticare ma poter ricordare, non per chissà quali rancori ma per poter rielaborare il lutto, chiudere i conti.  Al cimitero degli Acattolici ho visto anche la lapide di Joyce Salvadori e  Emilio Lussu. La nostra Joyce Lussu, nata esattamente 100 anni fa, nel 1912.  La stessa età di mia madre. La ricordo in una conferenza a Jesi alla fine degli anni Novanta, una delle ultime: “un’incauta” signora del pubblico fece un intervento in cui sottolineava la bellezza di poter perdonare. Bel tema quello del perdono, che richiede sicuramente una grande maturità e forza, perché è difficile e pesante, non è leggero. Ricordo che Joyce Lussu “si mangiò” la signora, dicendo no, io non perdono per niente, il perdono non si concede così come se nulla fosse, chi deve riceverlo se lo vuole su serio se lo deve guadagnare e meritare. E poi fece l’esempio della Commissione per la Verità e la Riconciliazione del Sud Africa. La ricostruzione quanto più accurata possibile dei fatti accaduti e il riconoscimento delle responsabilità individuali, non necessariamente per comminare una  punizione ai colpevoli perché molti furono anche amnistiati, ma per consentire loro di chiederlo davvero un perdono. Quello del Sud Africa non è un modello da applicare identico ovunque, non c’è nulla di automatico e ogni paese deve trovare da solo la strada migliore per sé – suggerì in quell’occasione Joyce Lussu – ma il tentativo di fare sul serio ci deve essere. Non si deve dimenticare. I libri di Del Boca sugli “italiani brava gente” ci ricordano invece che noi in questo lavoro di ricostruzione delle memorie siamo rimasti un po’ indietro, e purtroppo la storia insegna che dalle memorie fragili c’è sempre il rischio che nascano altri mostri.

(le altre foto di domenica scorsa)

 

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2 risposte a Alla Scoperta dei luoghi della memoria

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