Ricordando Monte Sole

Oggi è il 29 settembre, anniversario della strage di Monte Sole, avvenuta tra il 29 settembre e il 5 ottobre del 1944. Sto leggendo in questi giorni “Lo stato d0eccezione: processo per Monte Sole 62 anni dopo”, il libretto che accompagna il film documentario di Germano Maccioni.

“Dopo quattro anni di guerra i tedeschi sanno che lo sterminio è un lavoro difficile, con quei grossi problemi tecnici: uccidere e seppellire in fretta e bene, risparmiare tempo, munizioni e fatica. Alle grandi stragi provvedono i mulini della morte come Auschwitz e la perfetta burocrazia del camerata Adolf Eichmann; ma per le piccole ci si deve arrangiare sul posto. Per uccidere in fretta e bene bisogna, con gli opportuni stratagemmi, riunire le vittime in luoghi o locali da cui sia difficile fuggire; per seppellire in fretta e bene bisogna che i luoghi o i locali dell’uccisione siano il più possibile vicini a quelli della sepoltura, ed è la perfezione se coincidono. C’è riuscito il maggiore SS Kappler alle Ardeatine. Ci riescono alcune volte gli uomini del 16° battaglione. Fra i sistemi  da essi preferiti ritorna di frequente quello della fucilazione-cremazione applicato per la prima volta il 12 agosto a Sant’Anna di Stazzema. Le SS passano per le case, fanno uscire la gente, la radunano sulla piazza a terrazzo….”

e la descrizione del libro prosegue, di strage in strage. Il 16° battaglione citato è quello comandato dal maggiore Reder; veterani da quattro anni di guerra e di stragi, in Polonia, Russia e altri paesi, e che già

“predisposti  allo sterminio. da un condizionamento fisico e mentale di anni, si sono abituati materialmente alla vista del sangue e delle sofferenze altrui, si sono convinti che l’eliminazione fisica delle popolazioni straniere per essere il compito più ingrato è il più degno di lode.” E l’ordine di Kesserling era proprio quello di fare terra bruciata.

Il libro che accompagna il film contiene anche descrizioni atroci del sadismo della strage. Descrizioni atroci ma necessarie, per ricordarsi di cosa effettivamente si parla, che rasenta l’indicibile. Il film segue in particolare il processo tenuto a La Spezia, con 40 anni di ritardo e solo dopo la scoperta dell’armadio della vergogna, dove erano stati “dimenticati” i documenti sulla strage. Testimonianze e storie di umanità, attraverso il racconto dei pochi sopravvissuti, che hanno dovuto aspettare sessanta anni.
Lettura e visione sono importanti, non solo per ricordare, che è doveroso, soprattutto in questi giorni di anniversario, ma per riflettere, rivivere, evitare l’indifferenza, non ricadere in nuovi inganni.
Riflettere più in generale sull’importanza della memoria, della sua complessità, sulla modalità della manipolazione della verità.

LO STATO DI ECCEZIONE

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