“Non sappiamo ancora dove siamo diretti, né quali saranno le fermate”


Interessante e densa serata, sabato 7 a Cupramontana, nel secondo appuntamento di queste giornate dedicate ai Balcani, guidati da Azra Nuhefendic e Mario Boccia, dalla loro conversazione piacevole, pacata, precisa, scrupolosa e attenta nei confronti di una materia così delicata, e anche nei confronti di quel complesso universo di significati che durante una conversazione pubblica si cerca di trasmettere nel miglior modo possibile.
Una serata ricca di spunti e riflessioni, e soprattutto di domande ancora aperte e attuali, non solo per la Bosnia ma per tutti noi.
Un grazie agli organizzatori” e ai numerosi amici presenti, per il loro coinvolgimento: alcuni sono venuti addirittura da fuori e da lontano, in questo caldo pomeriggio.
Tutto questo, negli stessi giorni in cui ricorre il triste anniversario del massacro di Srebrenica, l’11 luglio del 1995.

 

“Dopo diciotto anni, l’altro giorno è partito un treno da Belgrado per Sarajevo. C’era poca gente, il convoglio era corto, tre vagoni trascurati, sembrava un treno locale che si trascina più per inerzia che per effettivo bisogno. Dentro rari passeggeri, principalmente anziani, senza quella tipica frenesia dei viaggiatori. Nei loro sguardi non c’era eccitazione ma preoccupazione, sui loro volti ho riconosciuto l’espressione che mi ricordava quella notte nella quale la ferrovia fu interrotta. Noi non sappiamo ancora dove siamo diretti, né quali saranno le fermate.”
(dal racconto “Il treno”, nel libro “Le stelle che stanno giù“. Con “Il treno” Azra Nuhefendic ha vinto il premio internazionale ‘Writing for CEE – Journalism Prize 2010″)

“In Bosnia sono state identificate circa diciassettemila persone che hanno partecipato ai crimini di guerra. Alcuni si nascondevano, alcuni sono scappati in altri Paesi, ma la maggior parte dei responsabili di questi crimini sono ancora liberi sono ancora liberi, compresi i colpevoli per il genocidio; vivono accanto alle vittime, impuniti come se nulla fosse accaduto, spesso occupano posizioni pubbliche importanti. Probabilmente la maggior parte dei colpevoli non sarà mai processata. Parafrasando il titolo del famoso libro di Hannah Arendt ‘La banalità del male’, In Bosnia, si potrebbe scrivere sul trionfo del male.”
(dal capitolo “Il trionfo del male”, nel libro “Le stelle che stanno giù”)



“Trenta foto in bianco e nero del passato e venti a colori del presente, sull’esperienza che considero “da Nobel per la Pace” della Cooperativa “Insieme” di Bratunac, che produce marmellate di lamponi e piccoli frutti e che va sostenuta ad ogni costo. Ho scelto queste fotografie per raccontare il punto di vista di persone che si sentono parte di una stessa comunità e che hanno resistito alle divisioni “etniche”. Uomini e donne che vivono o sono morte lì, incontrate dal 1991 a oggi.
Con loro condivido l’idea che in un paese moderno il diritto di cittadinanza abbia origine da un patto sociale tra uomini e donne liberi, che prescinda dalle diversità religiose e dalle tradizioni culturali, come dal colore della pelle. Dalla rivoluzione illuminista in poi questo sembrava scontato. Tutto è tornato in discussione di fronte ai neo-teorici dell’“identità di sangue” e all’irrompere sulla scena dei loro seguaci armati: i professionisti della “pulizia etnica”. L’identità di una persona non è più una scelta e diventa un destino ineluttabile: la storia è ridotta a faida, le responsabilità del male sono sempre di “altri” da cacciare, l’amore è limitato (Giulietta e Romeo sono un problema). Da noi mancano i seguaci armati di tutto questo, ma i teorici ci sono.
Una mostra per riportare testimonianze della guerra in Bosnia-Erzegovina, pensando all’Europa che vorrei, e perché penso che sia giusto concedere il diritto di voto in Italia agli immigrati di seconda generazione e sbagliata e criminale la politica dei respingimenti alle frontiere adottata dall’Unione Europea (“Frontex”). Mi sembra un modo utile di ricordare.”
(dalla presentazione di Mario Boccia alla mostra fotografica “L’imbroglio etnico”)

Un augurio ad Azra per il suo libro e a Mario per la sua mostra; è stata una collaborazione che ci ha arricchito; per noi il prossimo appuntamento con Jugoschegge è il 21 luglio a Bolano (La Spezia).



La mostra fotografica “L’imbroglio etnico” resterà aperta fino al 21 luglio, presso le grotte del Monastero di Santa Caterina, nel centro storico di Cupramontana.


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Informazioni su Tullio Bugari

https://tulliobugari.wordpress.com/
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3 risposte a “Non sappiamo ancora dove siamo diretti, né quali saranno le fermate”

  1. lantello ha detto:

    MERCOLEDI 11 LUGLIO 2012
    dalle 20.30 a Monfalcone, Piazza Falcone e Borsellino,
    Azra Nuhefendic parlerà del suo libro
    LE STELLE CHE STANNO GIU’
    ____________________________

    LETTERE MEDITERRANEE 2012
    Letteratura e cultura al Capo Nord del Mediterraneo
    10_14 luglio 2012 | Monfalcone, piazza Falcone e Borsellino
    Introduce le serate Fabio Turchini
    INGRESSO LIBERO

    Nell’ambito di Lettere Mediterranee, rassegna letteraria di letteratura e cultura che si tiene ogni sera dalle 20.30 a Monfalcone, in Piazza Falcone e Borsellino, dal 10 al 14 luglio,

    MERCOLEDI 11 LUGLIO 2012
    dalle 20.30
    Azra Nuhefendic parlerà del suo libro
    LE STELLE CHE STANNO GIU’ (edizioni Spartaco)

    Interviene il prof. Elvio Guagnini.

    Nella stessa serata viene presentato il libro
    “Sul fascismo”
    di Ivo Andríc, a cura di B. Stanišić, D. Badnjevic e M. Orazi (ed. Nuova dimensione)

    Lettere Mediterranee fa parte del festival Onde Mediterranee (www.ondemediterranee.it)
    http://www.facebook.com/lestellechestannogiu

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  2. PIAZZINI RACHELE ha detto:

    Ricordare e lottare ci fa sentire vivi ……………

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