Le stelle che stanno giù


(domenica 1° luglio a Cupramontana – foto Marta Fornari) 

La sagoma scura del cecchino con il fucile appoggiato al foro nella parete di fronte, mentre cerca con il mirino le sue vittime – “ho sempre  commentata, questa immagine, dicendo che rappresenta l’apertura mentale del nazionalista, larga come il foro che ha davanti” –  oppure  la storia della fioraia alla quale chiede, come fanno in tanti, in quegli anni, se sia serba, musulmana o croata, e lei risponde “sono di Sarajevo”, e lui di rimando, tentando un’altra strada più indiretta, chiede il nome e poi per ricordarlo lo  scrive, finché chiede ad un amico, se questo nome sia serbo, musulmano o croato, e l’amico gli rivela che in realtà non è un nome di persona, ma quello della sua professione: fioraia: “mi ha dato una lezione di filosofia di vita; di fronte allo sgretolarsi delle identità in cui si riconoscevano tutti insieme, a favore delle nuove identità più particolari sulle quali dividersi, lei aveva scelto di ripartire da due dati di base, Sarajevo e fioraia, la città in cui aveva sempre vissuto e il suo lavoro”.

E poi, la foto della ragazza che corre – “L’ho immaginata che non avesse paura ma fosse invece  arrabbiata, infastidita dal bombardamento in arrivo; lo intuivo dal suo sguardo; l’ho fotografata e lei correndo m’è venuta incontro sfiorandomi la spalla come un soffio, ma tirando dritto senza guardarmi, mantenendo il suo sguardo in avanti”.

E ancora tante altre foto, come quella della signora di Tuzla sulla tomba del figlio – “se ci ripenso ancora mi commuovo, la storia la racconto sul libro Jugoschegge, potete leggerla lì” –  oppure i sorrisi delle operaie della cooperativa “Insieme”, quella delle marmellate e dei lamponi della pace.  Anche questa storia è raccontata nel libro. Sul tavolo, oltre ai libri “Jugoschegge” e “Le stelle che stanno giù”, ci sono anche le marmellate della cooperativa: “quando le hanno fatte analizzare qui in Italia, gli hanno detto: ma dentro c’è solo la frutta!, e loro hanno risposto: ma noi abbiamo solo questa, da metterci!”

(Giacomo Scattolini e Tullio Bugari – foto di Marta Fornari)

La serata è stata aperta da Tullio Bugari e Giacomo Scattolini, che hanno presentato Jugoschegge, come è nato e quali riflessioni propone,  e poi hanno introdotto Mario Boccia leggendo proprio un brano tratto dal libro, nel quale Mario racconta  dell’unica fotografia non presente nella mostra e che non ha mai voluto esporre in pubblico – “La foto più importante che ho scattato, mio malgrado, perché il ragazzo non voleva mostrare le sue menomazioni causate dalla guerra, ma io mi ci sono trovato quasi costretto, per questo non le espongo mai in pubblico” – ma come poi grazie a quella foto,  in un modo assolutamente non previsto, quel ragazzo abbia ricevuto aiuto, potendo curarsi e riguadagnando una possibilità di vita. E nonostante questo, Mario ancora dice: “Spero che quel ragazzino non si ricordi di me”. E’ una riflessione sulla dignità nella fotografia, sul rispetto, soprattutto sul dilemma che di fronte al dramma ti fa chiedere “scatto una fotografia o aiuto?” e tante altre cose ancora, se affrontate con il giusto scrupolo.

(Mario Boccia – foto di Marta Fornari)

Nell’ambito della mostra di Mario Boccia, L’imbroglio etnico, che resterà aperta fino al 14 luglio, è previsto su questi temi anche un secondo incontro, con Azra Nuhefendic, che sarà intervistata proprio da Mario Boccia e verrà a trovarci per presentare il suo libro “Le stelle che stanno giù.

Un libro che ho letto nello stesso modo in cui visito una mostra fotografica, nel senso che sono brevi capitoli, ciascuno a sé come una fotografia capace da sola di evocare in modo semplice e immediato situazioni, storie, immagini di ieri e di oggi vicine tra loro quasi fossero le une il riflesso delle altre.  Ma tutti insieme, come le foto di una mostra, ricompongono uno sguardo più completo, articolato, complesso, un contesto di stimoli che resta. Cupramontana sabato 7 luglio, ore 18, presso le grotte del Monastero di Santa Caterina , nel centro storico.

(comunicato stampa della mostra)

(domenica 1° luglio a Cupramontana – foto Marta Fornari) 

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Informazioni su Tullio Bugari

https://tulliobugari.wordpress.com/
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