Battersi contro la guerra con le armi della memoria e della conoscenza

“Il messaggio che cerchiamo di trasmettere da Monte Sole è più che mai attuale, battersi contro la guerra con le armi della memoria e della conoscenza.”
Scrive questo, più o meno alla fine del suo racconto, Francesco Pirini, nel libro intervista “Il ragazzo di Marzabotto”, curato da Giacomo Pecorari e Andrea Marchi, pubblicato da Arte&Dintorni Garbo Edizioni nel febbraio 2011 (seconda edizione), che ho trovato al Centro Visite del Parco di Monte Sole.  E’ il racconto di ciò che accadde in quei giorni lontani, quando “il ragazzo” aveva diciassette anni. Battersi con le armi della memoria: la trovo molto bella come frase, anche perché, a pensarci bene, la memoria non ce la regala nessuno e non è data una volta per tutte, dobbiamo riconquistarcela ogni giorno che passa, per non lasciarla indietro nel passato ma ‘ricomprenderla’ oggi, nella sua attualità. E’ un libro da leggere, così come sono da visitare quei luoghi oggi (io dovrò rifarlo con più calma e maggiore attenzione).
Tralascio tutto ciò che riguarda le vicende raccontate, che ciascuno può leggere da solo, e riporto  solo alcune descrizioni riguardanti il contesto, “il luogo della memoria”: …vale la pena di sottolineare come il paesaggio dei dintorni di Monte Sole era ben diverso 65 anni fa, di come lo si può vedere oggi. Chi visita oggi questi luoghi incontra soprattutto boschi, qualche campo, tracce di muri e pochissime case sparse: nulla che faccia pensare ad una terra popolata. Allora, invece, abbondavano case e campi e molti meno boschi, su entrambi i versanti del Reno e del Setta. E alla popolazione autoctona (svariate centinaia) si era aggiunta in quei giorni, una lunga teoria di sfollati, oltre che i membri della brigata partigiana “Stella Rossa”, lì insediata.”
E poi, più avanti, la tragica contabilità delle distruzioni: “Solo nel Comune di Marzabotto i dati che ho visto dicono di 15 strade, 7 ponti, 4 passerelle, 5 edifici scolastici, 3 edifici adibiti a pubblici servizi, 11 cimiteri, 9 chiese, 5 oratori e oltre 800 edifici civili (su un totale di 943) distrutti o gravemente danneggiati. Cui vanno aggiunti opifici, come la cartiera della Lama di Setta o il lanificio del Capoluogo. E senza considerare i danni e le devastazioni sui terreni, sconvolti dai campi minati. Andarono distrutti una gran quantità di  mezzi e macchine agricole, come 649 carri, 36 seminatrici, 353 aratri, 528 erpici e irroratrici. Per quanto riguarda gli allevamenti, si sa che  i bovini razziati o uccisi furono 2.556, i suini 928, gli ovini 534, il pollame di corte 17.821. Nel comune di Grizzana si ebbero 95 case distrutte e 291 gravemente danneggiate, 3 chiese abbattute e 3 cimiteri sconvolti. Più veloce è il bilancio di distruzioni subite da Vado. La sua posizione strategica per la Direttissima ed il lunghissimo fronte che dovette subire fra l’autunno del 1944 e la primavera del 1945 ne decretarono la pressoché totale distruzione.”
Le vittime civili – tra il 29 settembre e il 10 ottobre del ’44 – furono circa 800, di cui oltre 200 i bambini.

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