Monte Sole Balkan Festival

Jugoschegge al Monte Sole Balkan Festival.  I Balcani in un luogo già di per sé denso di memoria. Memoria collettiva. Secondo il sociologico Maurice Halbwachs – considerato il principale teorico dell’argomento –  la memoria collettiva rappresenta il passato interpretandolo. Qual è, dunque, l’interpretazione che diamo oggi dei nostri tanti passati, e in relazione a quali interessi e progetti del nostro presente?  E qual è il nostro grado di attenzione e rispetto? Il rapporto della memoria con la storia è complesso. Lo stesso Halbwachs muore nel 1945 durante la sua prigionia a Buchenwald. Anche i meccanismi sociali del ricordo e dell’oblio sono complessi, e da osservare con attenzione.
Soprattutto oggi, mi viene da sottolineare.
La memoria ha bisogno anche di eventi e di luoghi, e in questo caso il luogo è anche uno splendido paesaggio tra i monti, con il suo verde punteggiato dai colori della primavera. Il programma del festival prevedeva nel primo pomeriggio una visita guidata nei luoghi del parco di Monte Sole.  Gli stessi – luoghi ed eventi – di recente ricordati nel film “L’uomo che verrà”.  Ero troppo indaffarato e ho fatto appena in tempo a incrociare la comitiva che, zaino in spalla, si stava già incamminando. Poi però ho scoperto che gli amici organizzatori del festival mi stavano accompagnando a pranzo proprio in una casa all’interno del parco – e dunque un po’ fuori dal mondo –  e più tardi, tornando indietro, ho potuto soffermarmi anch’io lungo il percorso della memoria, accompagnato dall’amico Luigi, che poi mi ha fatto conoscere Francesco Pirini, la cui storia è raccontata nel prezioso libro “Il ragazzo di Marzabotto”.

Luigi con in mano Jugoschegge e insieme a lui Francesco Pirini

Il resto della serata è scorso via in un attimo.  Un po’ balcanica e zingaresca anche l’atmosfera, nel senso che con un qualche inatteso trucco gli organizzatori alle 5 esatte della sera hanno fatto comparire all’improvviso un magnifico cielo azzurro e un augurante sole. Non era del tutto caldo ma per questo, hanno assicurato, si attrezzeranno meglio l’anno prossimo. La presentazione di Jugoschegge ha coinciso con il via ufficiale del festival, ma la gente era già tanta e la musica, quella delle prove tecniche delle due orchestre, riempiva l’aria già da un po’.
Ho raccolto un po’ di foto, dalle “prove tecniche di trasmissione”, alla presentazione di Jugoschegge introdotta dall’amico musicista Francesco Quero e con la proiezione delle  foto del libro commentate da Giacomo, fino ai due concerti sotto le stelle, prima di Rona Hartner e il suo gruppo, e a seguire la Kocani Orchestar, con un migliaio di persone a seguirli.

I prossimi appuntamenti con Jugoschegge sono a Mestre il 15 giugno e a Gorizia il 16.

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Informazioni su Tullio Bugari

https://tulliobugari.wordpress.com/
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