Restiamo umani

Jugoschegge ieri sera – sabato 12 maggio – a Pergola (PU), al Centro Sociale Squola (alla maniera di Gian Burrasca).
La serata invece mi viene da dedicarla, in modo più serio, a Vittorio Arrigoni – “Restiamo umani” col passare del tempo mi sembra un’espressione sempre più ricca di significati – al quale i compagni del centro sociale hanno dedicato la breve viuzza di campagna che arriva alla propria sede, attaccata al paese e immersa nel verde dell’Appennino del Catria e del Nerone.
Siamo in un centro sociale e se non ci sono altre urgenze a premerci, sono gli orari ad adattarsi alle persone. La stessa chiacchierata sul libro scorre via senza rete e senza schemi, diventa anzi uno spunto per spaziare liberi, tra il (nostalgico?) rievocare di scenari in cui un tempo trovavamo (o credevamo di trovare) i nostri riferimenti, agli anni in cui quel mondo ha tracciato nuovi marcatori, ricollocandoci tutti, e giù giù fino ad oggi, agli scenari in cui siamo immersi ora e che, standoci dentro, fatichiamo a cogliere con un solo sguardo. Detto così sembra chissà di quali analisi geopolitiche ci siamo satollati. Niente di tutto questo. Restiamo umani.
Le nostre conversazioni sono innocue, animate dalla buona (e tenace) intenzione di orientarci. Non sono pesanti, e nemmeno cariche di conseguenze nefaste come quelle – ufficiali e segrete – che durante la guerra di Jugoslavia tenevano i vari capi. Come la conversazione ricordata da Mimmo, alias Domenico Dallago, durante la quale il Presidente croato Tuđman aveva disegnato di suo pugno, su un tovagliolo carta, uno schizzo di mappa geografica, per chiarire meglio al Presidente serbo Milosevic i nuovi confini per spartirsi la Bosnia.
E’ un aneddoto interessante, di cui mi colpisce non tanto l’intenzione vera – e parzialmente tenuta nascosta nelle dichiarazioni ufficiali di allora – quanto piuttosto la sproporzione tra la leggerezza del gesto – uno schizzo su un tovagliolo – e le conseguenze -inumane – delle pulizie etniche.
Abbiamo concluso – prima di proiettare le foto di Giacomo contenute nel libro – rileggendo parte del capitolo di Paolo Rumiz, che si chiude con alcuni versi tratti da La cotogna di Istanbul:
“E poi, sì, c’era un’altra cosa ancora:
quella parola pomposa, “Europa”,
l’Occidente, che invece di capire
l’imbroglio nascosto dietro la guerra
a vista d’occhio si balcanizzava.
La serata poi si è conclusa con il concerto acustico del chitarrista Lorenzo Artegiani. Però soltanto dopo una giusta e sacrosanta pausa a base di formaggi del posto prodotti in proprio, accompagnati da lonzino, fave e vino rosso: è molto meglio satollarsi così, con i prodotti di madre natura. Chissà perché anche loro chiamano questa cosa “apericena”?

Su una parete c’è uno spiritoso manifesto utilizzato per l’ultimo 25 aprile. Le prodigiose “proteine del partigiano”, che “accelerano la crescita della coscienza democratica e difendono la salute costituzionale del bambino”.
Chiedo durante la cena di raccontarmi della banda partigiana di Panichi, che operava proprio su questi monti. Le ultime presentazioni di Jugoschegge – a ridosso della bella esperienza della “staffetta della memoria” a cui ho avuto occasione di partecipare – s’intrecciano sempre di più con queste memorie del nostro paese.
Forse è un buon segno.
Il prossimo appuntamento, guarda caso, è proprio a Marzabotto, il 26 maggio, nell’ambito del Monte Sole Balkan Festival.

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Informazioni su Tullio Bugari

https://tulliobugari.wordpress.com/
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2 risposte a Restiamo umani

  1. esercizidipensiero ha detto:

    quella copertina verde mi riporta dritta dritta alla mia infanzia, tipo teletrasporto. ci vediamo presto a venezia.

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  2. Pier ha detto:

    Davvero un libro stupeno Tullio…lo dicevo gorni fa con Luisa. Un abbrccio e a presto.
    Pierluigi Ricci

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