“l’inerme è l’imbattibile”

“Mai come ora sta all’individuo singolo la responsabilità di non barricarsi, a dispetto della propaganda e delle appartenenze. Sta al singolo sottrarsi allo scontro telecomandato tra i mondi, conoscere che esistono differenti modi e ragioni, e contagiarne gli altri. Quotidianamente, contro ogni evidenza, in ogni atto o scelta o pensiero, decidendo di ricostruire il mito della speranza, offrendolo a coloro che l’hanno perduto”. 

E’ un brano tratto da “L’inerme è l’imbattibile”, di Massimo Zamboni, ieri sera in concerto – reading, canto e musica – al Centro Sociale Falcone e Borsellino di Appignano, e prima del concerto insieme a noi, per leggere alcuni brani, dai capitoli di Mario Boccia e di Luca Rastello, durante la presentazione di Jugoschegge. Una serata ricca, stimolante, carica. L’unica frustrazione è che – come sempre – restano così tante altre cose ancora da dirsi che non  basterebbe tutto il tempo. Uno dei brani del concerto di Massimo era dedicato a “Mostar” e ai ricordi del concerto che il suo gruppo di allora tenne in quella città: anzi, un doppio concerto, uno per ciascun lato di quella città!

Grazie a Pierluigi Ricci per questa sua foto; il primo a sinistra sono io, poi il giornalista Giampaolo Milzi che ha moderato l’incontro, Giacomo Scattolini e Massimo Zamboni; fuori campo c’è anche Cesare Sampaolesi che ha accompagnato con il liuto Massimo Zamboni nella lettura di alcuni brani di Jugoschegge.

Massimo Zamboni in tre diversi momenti di canto reading e musica: foto mie

Inserisco questo veloce commento sulla serata di ieri anche nel gruppo di riflessioni che sto iniziando a dedicare alla “staffetta della memoria”. Perché il libro di Massimo si apre (nel reading di ieri sera non è stato letto in apertura, ma quando il suo tempo nel ritmo della serata era maturo) con un altro e diverso racconto, 29 febbraio, dedicato a un agguato mortale. A suo nonno, che si onorava del titolo di Fascista Repubblicano: “Ho voluto inserire in apertura il racconto breve che precede per non voler dimenticare come anche la mia famiglia – come tante, come tutte – sia stata attraversata dalle armi. Nel bene; nel male: scaraventata nel mondo. Secondo un torto o una ragione, e sconfitta in questo, assestata nella storia, capace di rimozioni e proseguimenti. E’ frugando nelle rilevazioni assenti che scovo quei fondamenti che sono andati poi a solidificarsi nell’aderire alle ragioni della sponda opposta. Non per processo naturale, certamente non per una tradizione; ma un’eredità al negativo. Affermata resistendo con lo studio, lo sforzo, la cognizione, le conoscenze graduali, centellinate, una opposizione infitta nella carne. Un processo di approssimazione tattica, da animale, fatta di fiuto e tatto, di esitazione che diventa confidenza e familiarità, Nessuna acquisizione genetica, dunque, nessuna esplosione di valore. Piuttosto un guardare ai volti, ai nomi dell’altra parte, e intenderli come i miei; un pronunciare con le labbra quei loro nomi di battaglia; comprendere quelle linee somatiche contadine o intellettuali, “tipiche” in senso alto. Guardare a tutta quella terra, a tutta quella storia progressiva che quei volti e quei nomi sanno rivelare, senza sapere di contenerle. E ritenerle mie.”

Mi sembra di riprendere la conversazione avuta su radio TLT con l’amico Attilio Coco, sul suo suo romanzo “Ho una storia per te”, e mi sembra anche che tante conversazioni stimolate da Jugoschegge riguardino gli stessi contenuti. Del resto, già diversi mesi fa – con Doriano, ideatore della “Staffetta” – avevamo pensato a una serata congiunta per presentare “Jugoschegge” e “La staffetta della memoria”, perché sempre di memorie e storie di persone si tratta – di “inermi” per dirla con le parole di Massimo Zamboni. Per vari motivi non abbiamo ancora fatto quella “serata congiunta” ma l’idea non è scaduta.

Il prossimo appuntamento con Jugoschegge è programmato per il primo fine settimana di maggio in Friuli, il 3 a Maniago e il 5 a Udine, nell’ambito del festival Vicino Lontano – Premio Tiziano Terzani. Ci sarà con noi questa volta uno degli autori che hanno collaborato al progetto, Alessandro Gori.

Nel frattempo parte La staffetta della memoriahttp://www.inbiciclettasullalineagotica.it/ –  il 25 aprile dalla chiesetta dei partigiani di Pasquilio, salutati alla partenza dall’Anpi di Montignoso.  Si transiterà anche dalle parti di Orsigna, il paese di Tiziano Terzani: come è piccolo il mondo!

 

 

 

 

 

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