“Nuove generazioni e nuove consapevolezze”

Il nuovo appuntamento con  JUGOSCHEGGE è a FANO, Domenica 18 marzo alle ore 18 presso la Libreria ZAZIE, in via del Teatro 4.

Ieri venerdì 16 marzo siamo stati a Jesi; presentazione organizzata dal Comune e dalla Consulta per la Pace.
Dopo l’introduzione dell’Assessore alla Cultura Leonardo Lasca  (che ha ricordato come l’iniziativa s’inserisce nel percorso di riflessione della Consulta della Pace, in particolare con Ennio Remondino sul tema delle bugie della guerra, il 6 gennaio 2011, e con Mario Dondero e Giulio Cristoffanini, il 6 gennaio di quest’anno, per parlare di Emergency ma anche del ruolo e del modo in cui la fotografia racconta le storie di vita dentro la guerra) abbiamo proposto la proiezione del video con le foto scattate da Giacomo  tra il 94 e il 96 a Mostar e Sarajevo, a confronto con le foto di poco meno di un anno fa, negli stessi luoghi e con le stesse inquadrature: palazzi e ponti ricostruiti o rimessi a nuovo, altri palazzi rimasti lì come macerie, qualcuno demolito, altri con lavori attualmente in corso,  a testimoniare  una ripresa lenta, difficile, diseguale, specchio di tante situazioni diverse.
Ci ha accompagnato nella presentazione Francesca Baldini, del Circolo Letterario, alternandosi a noi con la lettura di alcuni brani. Tanti, come sempre, gli spunti di discussione, tra questi in particolare il ruolo importante che ha avuto la solidarietà dal basso, in quegli anni, e gli innumerevoli “contatti diretti” tra le persone delle due sponde dell’Adriatico. Come si legge nel brano di Paolo Rumiz:
“E’ un’esperienza sommersa a cui non si presta purtroppo alcuna attenzione. Ha un ruolo dal valore alto e sarebbe estremamente positivo se venisse capitalizzato, una volta che queste persone tornano a casa”.
Un’esperienza che prosegue ancora oggi, seppure vissuta forse in modo diverso, come sottolinea Silvia Maraone, raccontando la sua esperienza con la ong IPSIA, in un paragrafo del libro intitolato “Nuove generazioni e nuove consapevolezze”:
“Ancora oggi tanti chiedono di andare nei Balcani – sono stati una media di 100 all’anno in dodici anni – sebbene rispetto a sette, otto anni fa ci sia una minore consapevolezza del significato del conflitto. Negli ultimi anni c’è stato un cambiamento radicale. Prima i volontari sapevano, perché avevano visto o letto mentre accadeva. Poi è avvenuto un cambio generazionale e di conseguenza anche la nostra associazione ha subito un cambio di ruolo. Ora siamo percepiti dai ragazzi che partono per i campi estivi come “fornitori” di un servizio, non come realtà con cui si condivide appieno il valore del progetto. Quando però arrivano sul posto e vedono con i propri occhi i segni lasciati dalla guerra, in molti si accende il desiderio di saperne di più, nasce una nuova consapevolezza e una maggiore comprensione del messaggio di pace che cerchiamo di trasferire. La loro inconsapevolezza è legata anche legata al fatto  che in Italia non si racconta più che al di là dell’Adriatico c’è stata una guerra. Non ne parlano i libri di storia, non ne parlano i media, se non quando arrestano qualche criminale o accade qualche fatto eclatante, inoltre senza una vera informazione che aiuti a capire il contesto di allora e di oggi.”

(le foto sono di Marco Priori)

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Informazioni su Tullio Bugari

https://tulliobugari.wordpress.com/
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