“Fotografare vuol dire tenere nel più grande rispetto se stessi e il soggetto.”

Il prossimo appuntamento con Jugoschegge  è a Jesi, alla Sala Maggiore del Palazzo della Signoria, venerdì 16 marzo alle ore 17.30.

Venerdì scorso, invece, eravamo a Roma, dagli amici dell’Associazione Centofiori di Arci solidarietà. Nella prima parte della serata abbiamo conversato in libertà e assaggiato alcuni gustosi piatti balcanici, cucinati da Vlado Govorusic. Erano presenti, a conversare con noi e con gli amici che ci hanno ospitato, anche due degli autori che hanno collaborato al libro, Mario Boccia e Ennio Remondino.

Nella seconda parte, Mirjana Brkic  ha introdotto e guidato la presentazione del libro;   Donna Consalvo e Lorenzo di Matteo si sono alternati alla lettura di alcuni brani: l’introduzione di Massimo Cirri e alcune parti dei capitoli di Mario Boccia, Ennio Remondino e Luca Rastello. Numerosi sono stati gli spunti su cui dialogare: la solidarietà dal basso e la consapevolezza nella solidarietà, il ruolo dei media nel raccontare le guerre, l’etica e il rispetto nella fotografia e altro ancora.  Mario Boccia, in particolare, ha raccontato l’esperienza della cooperativa Zaiedno-Insieme“Non so nemmeno quante foto ho fatto della cooperativa e quante ne sono state usate per cataloghi e tutto il resto.
Ne sono orgoglioso. Più che un premio fotografico. Vorrei fare una mostra permanente nella sala mensa della cooperativa. E’ meglio che esporre al Festival della fotografia di Roma, a  Perpignan o altrove. Di sicuro, almeno per me.”

Le letture dal libro e la proiezione delle foto di Giacomo Scattolini sono state accompagnate, come in molte altre presentazioni, dalla musica di Cesare Sampaolesi.

Cesare Sampaolesi alla chitarra (foto Tullio Bugari)

La “trasferta romana” mi ha regalato anche due belle e interessanti mostre fotografiche, quella di Steve McCurry al MACRO Testaccio, molto promossa negli ultimi mesi, e un’altra di Henri Cartier Bresson, al Palazzo Incontro. Scrive H. Cartier Bresson: Fotografare è trattenere il respiro quando tutte le nostre facoltà di percezione convergono davanti alla realtà che fugge: in quell’istante, la cattura dell’immagine si rivela un grande piacere fisico e intellettuale. (…) Il reportage è un’operazione progressiva della testa, dell’occhio e del cuore per esprimere un problema, fissare un avvenimento o delle impressioni. (…) Fotografare vuol dire tenere nel più grande rispetto se stessi e il soggetto.” 

www.jugoschegge.it

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Informazioni su Tullio Bugari

https://tulliobugari.wordpress.com/
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