NOI SIAMO LA PACE

NOI SIAMO LA PACE: Tratto dal servizio di oggi 8 marzo su la RepubblicaD
Per celebrare l’8 marzo rendiamo omaggio a otto donne speciali, coraggiose, uniche. A vent’anni dalla guerra in Bosnia, di cui quest’anno ricorre il ventennio dall’inizio dei conflitti, e i cui segni sono ancora evidenti e vivi, ecco alcune silenziose protagoniste del processo di riconciliazione e di rinascita del paese. In esclusiva su D.it vi raccontano le loro storie, di madri dedite alla famiglia, ma anche vere e proprie imprenditrici.
Donne che quotidianamente ricostruiscono la convivenza, combattono le ingiustizie e la violenza, con l’esempio, e che credono tutte in un semplice principio: “la pace si afferma ricostruendo le condizioni per vivere, prima tra tutte il lavoro” (servizio di Serena Guidobaldi- Foto: Paolo della Corte/Foodrepublic)


Rada, la “pacifista in pratica” che ha creato i Lamponi di Pace

Si chiamano Rada, Maya, Nermina. Sono di etnie diverse, ma cercare di dividerle in serbe-ortodosse o musulmane sarebbe come continuare a commettere un crimine. Oggi sono operaie, agronome e contadine. Sono donne nate in Bosnia Erzegovina. E insieme hanno fondato nel 2003 la Cooperativa Insieme a Bratunac: “Credo che le donne della cooperativa meritino un Nobel per la Pace collettivo per avere riacceso una speranza per il futuro in un luogo dove, solo quindici anni fa, il sonno della ragione ha partorito mostri: Srebrenica.”, è quanto afferma Mario Boccia, fotoreporter che in quelle zone c’è stato e le ha raccontate nei momenti peggiori e più bui, riportando la storia di un miracolo.

Maya e Nermina

Dopo nove anni la Cooperativa Insieme-Lamponi di pace ha dimostrato che ricominciare è possibile, a partire dalla necessità di ricostruire una propria identità, dopo le divisioni imposte dalla guerra. Nel comune di Bratunac c’è una delle percentuali più alte (il 35%) di ritorni a casa delle persone “di etnia diversa” cacciate durante la guerra e la cooperativa è cresciuta, sia in termini di soci che di recupero dell’investimento iniziale. “Ma c’è un problema” avverte Mario Boccia, che aiuta la Cooperativa, “INSIEME rischia di chiudere nel 2012. Perché il bilancio commerciale non tiene conto né del valore “etico” né della rendita futura dell’investimento sulla pace. I conti economici della Cooperativa sono in rosso per motivi esterni: per esempio, il fatto che la vendita della piccola frutta surgelata della Bosnia-Erzegovina (lamponi, mirtilli ecc.) non è più competitiva con quella di altri paesi neo membri della comunità europea e che godono di sostegni economici alla produzione che in Bosnia-Erzegovina non esistono.

Maya, Rada e Nermina

Continua Mario Boccia: “Se l’associazione dovesse chiudere proprio nell’anno in cui ricorre il 20° anniversario dell’inizio della guerra in Bosnia-Erzegovina e viene celebrato l’anno internazionale delle Cooperative, proclamato dall’ONU, sarebbe una tragica beffa per queste donne. Stiamo mettendo in atto azioni a sostegno, nel frattempo se volete provare ad assaggiare il sapore della pace, queste marmellate fantastiche si possono ordinare direttamente all’Associazione di cooperazione e solidarietà (Acs), l’ong che fino a pochi mesi fa ha gestito il più grande progetto di sostegno alla cooperativa “Insieme” conclude Boccia, che è anche l’autore di queste foto.

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Mario Boccia è ospite, insieme a Ennio Remondino, alla presentazione di JUGOSCHEGGE venerdì 9 marzo a Roma per raccontarci anche la storia dei Lamponi della Pace

www.jugoschegge.it

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