“il fotografo è un essere umano solidale con gli altri che racconta la vita”


Serata molto positiva il 6 gennaio, con il Teatro studio Valeria Moriconi pieno di gente ad ascoltare la conversazione con il fotografo Mario Dondero e il co-fondatore di Emergency Giulio Cristoffanini, ospiti del decimo incontro annuale organizzato dalla Consulta della Pace e dall’Assessorato alla Cultura del Comune di Jesi
Ha pensato il Sindaco Fabiano Belcecchi a ricordare, in apertura, il significato della manifestazione e gli ospiti che si sono succeduti dal 2003, iniziando con Gino Strada e poi Alex Zanotelli, Luigi Ciotti e tanti altri fino ad oggi; poi per iniziare è stato proiettato un breve filmato nel quale si vede lo stesso Dondero introdurre la sua recente e doppia esperienza con Emergency, i reportage negli ospedali afghani e al poliambulatorio di Palermo, attivi dal 2006.
Subito dopo Mario ha commentato in diretta le foto afghane, proiettate sullo schermo, raccontando di ciascuna una storia, un fatto, il nome delle persone, il contesto in cui la foto è avvenuta. Foto che testimoniano una sofferenza, un disagio, ma ce lo trasmettono in modo delicato, rispettoso, semplice, senza bisogno di spettacolarità. Il titolo – e il tema – dell’incontro era “Mario Dondero per Emergency: la fotografia racconta la vita”, per sottolineare proprio la vitalità, il senso della vita, della dignità delle persone, di ciò che di positivo ci circonda, che comunque sopravvive a dispetto delle sofferenze a cui la guerra ci obbliga. Foto che ci restituiscono l’umanità delle persone coinvolte nelle guerre di cui parliamo.
Anche Giulio Cristoffanini, così, ha potuto andare oltre la descrizione “quantitativa” degli impegni – significativi – di Emergency in Afghanistan e in altri paesi, e narrarci alcune storie vere, di singole persone e di situazioni concrete, anche di scelte difficili che un medico o un operatore può trovarsi ad affrontare in condizioni estreme, di fronte a contraddizioni imprevedibili. Racconti che ci restituiscono in modo più immediato almeno un po’ della dimensione quotidiana del vivere questo tipo di impegni. ACome il medico, anche il fotografo, in modo analogo, può trovarsi di fronte a situazioni estreme, nelle quali chiedersi, “cosa faccio, scatto una foto oppure aiuto?” L’etica della fotografia, il suo significato sociale, il suo nascere all’interno di una relazione e non oltre o addirittura contro: “chi non sa entrare nelle case delle persone, non sarà mai un bravo reporter”, dice Mario Dondero.

Poi Dondero e Cristoffanini hanno raccontato l’esperienza di Palermo e degli ambulatori mobili, a favore non solo dei rifugiati che, dopo aver attraversato il mare e ricevuto gli interventi di primo soccorso e prima accoglienza, hanno bisogno di essere seguiti ancora, ma a favore anche di tanta gente di Palermo, soprattutto quando deve affrontare interventi sanitari più onerosi, che molti non potrebbero permettersi. L’attenzione non solo all’emergenza ma alla struttura, al modello di cura, per una medicina dei diritti, da non confondersi affatto con un intervento per umanizzare la guerra (“La guerra non si può umanizzare, si può solo abolire”, una frase di Eintstein riportata nello striscione di una manifestazione di Emergency  qualche mese fa a Roma). E allora, se la guerra si può solo abolire, non si poteva non ricordare gli interessi economici dietro le guerre, l’industria delle armi e gli effetti, ad esempio, delle mine, le cui conseguenze maggiori le subiscono i bambini, di cui poco prima avevamo visto le foto, oppure la questione aperta proprio in questi giorni in Italia, sulle enormi spese militari previste per l’acquisto dei cacciabombardieri F35, in aperto contrasto anche con tutti i conti economici di questa crisi. E tante altre cose, nella conversazione di circa due ore, filate via velocemente, con una partecipazione di tutti attenta e consapevole.
Abbiamo avuto anche l’occasione di ricordare Valeria Moriconi, che non solo ha dato il nome al teatro che ci ha ospitato ma che con il suo impegno diretto e tenace, negli anni scorsi, ha reso possibile la stessa realizzazione di questo teatro, ricavato da una ex chiesa del centro storico. E così Dondero ha ricordato la sua amicizia, all’inizio degli anni sessanta, a Roma, con Aldo Moriconi e con Valeria, e anche la sua partecipazione sul set del film “Le soldatesse”, in cui Valeria  ha recitato, che racconta la storia – vera – di un tenente dell’esercito incaricato di scortare un gruppo di donne greche “arruolate” per essere destinate ai bordelli dei soldati italiani sul fronte di guerra. Un film del 1965, che seguiva di qualche anno un altro film analogo ma più sfortunato, “L’armata s’agapò” che costò agli autori un incriminazione per vilipendio alle forze armate e la prigione al carcere militare di Peschiera. Tanto per non dimenticarci delle nostre storie, quando parliamo delle guerre degli altri.
Insomma, una serata densa, utile, importante per tutti noi, resa possibile da tutte le associazioni della Consulta della Pace e in particolare, nello specifico, dai gruppi di Emergency e Anpi. Le associazioni della Consulta, da Libera contro le mafie a Ya basta alla Bottega solidale, a Telefono Azzurro e altre, erano presenti all’ingresso del teatro con i loro banchetti promozionali; tra questi anche il Comitato cittadino “L’Italia sono anch’io” promosso da Arci, Cgil e molte altre associazioni jesine aderenti, per raccogliere le firme per le due proposte di legge di inizitativa popolare sul diritto di cittadinanza italiana e il diritto di voto per gli stranieri alle elezioni amministrative.

(Le foto della serata sono di Marco Priori).

dal Corriere Adriatico

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