Mario Dondero per Emergency

Il Comune di Jesi e la Consulta della Pace di Jesi organizzano “Dondero per Emergency, la fotografia racconta la vita”, venerdì 6 gennaio alle ore 17 presso il Teatro Studio V. Moriconi di Jesi in piazza federico II – Incontro con il fotografo Mario Dondero e il co-fondatore di Emergency Giulio Cristoffanini

“L’esperienza che più mi ha coinvolto, a cui continuo a dare il mio sostegno e il mio contributo, è quella con Emergency, l’organizzazione non governativa fondata da Gino Strada. A differenza di altre ong, Emergency è una vera internazionale umanitaria. Recluta personale medico in molti paesi e, quando ero in Afghanistan, a Kabul, una delle responsabili era la gallese Kate Rowlands. Gli ospedali che ho fotografato sono a Kabul, nella valle del Panshir e in altri piccoli centro di soccorso che Emergency disloca in vari punti del paese.
Per me Emergency è un esempio ammirevole di umanità, di serietà, di bellezza. Con la loro dedizione, l’efficienza dell’organizzazione, riescono a salvare tante vite. In quel viaggio del 2005, ho fatto molte fotografie, che sono esposte in una mostra itinerante per sostenere l’ong milanese. (…) I medici che sono lì sono esemplarmente fedeli al giuramento di Ippocrate: curano tutti, senza distinzione, la popolazione civile e i feriti di tutte le fazioni e di tutte le etnie. Come tutti i medici dovrebbero fare. Con Emercency lavorano dottori indiani, etiopi, occidentali, orientali, c’è gente che proviene da ogni parte del mondo e di ogni credo religioso e questa è una garanzia di equità, di indipendenza, di atteggiamento super partes. Chi è completamente al di fuori di un conflitto genera sempre fiducia in chi vi è immerso. I medici di “guerra” sono solo dalla parte delle vittime, per loro non ci possono essere altri schieramenti.
Un giorno Vauro Senesi, giornalista e disegnatore, mi ha detto: Devi assolutamente venire con me a fare un reportage in Afghanistan.  E io gli risposi: Guarda che sono ammalato, ho molte afflizioni della quarta età, sono vecchio!   E lui mi ha convinto rispondendomi: Per quello non ti devi preoccupare, tanto andiamo in un ospedale!  Per me è stata un’esperienza molto importante.”

“Per un fotografo di oggi raccontare secondo una poetica, avere una coerenza nel discorso attraverso i giornali, è sempre più difficile. Molti tendono a scegliere la mostra fotografica, la galleria, territori molto più liberi ma accessibili a pochi. Si tratta di percorsi interessanti, che rispondono a naturali esigenze espressive, ma ritengo che il giornalismo, quello vero, va continuato e difeso in quanto autentica informazione. I fotoreporter sono parte integrante del processo informativo e devono essere partecipi delle lotte comuni, soprattutto in una situazione di dominio autocratico dell’informazione. Non devono mai dimenticare che il loro lavoro è indispensabile al racconto della vita e della storia.”

Brani tratti dal libro intervista “Mario Dondero”, a cura di Simona Guerra

“Il fotografo partigiano” – una recensione del libro


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