IL CORAGGIO DI SHAHRAZAD

Il silenzio dei persecutori, di Roberto Escobar


Commenti in due puntate, appena dopo l’inizio della lettura e poi alla fine, di un libro in cui si parla molto di guerre, pensiero unico e pulizie etniche; un libro da inserire tra quelli “da studiare”.

Dall’incipit:  “In un silenzio uguale, in un totalitarismo narrativo quasi senza vie di fuga sta perdendosi il nostro discorso pubblico e con esso si perde la molteplice ricchezza e una storia che ne intessono o dovrebbero intesserne la trama. In questo stesso momento lo si può “ascoltare”. questo silenzio vuoto di idee e colmo di rumori, solo che per un attimo si interrompa la lettura e si tendano gli orecchi alla sconfinata, totale ideologia di un’epoca che si racconta a se stessa come libera dalle ideologie, e nella quale i più hanno finito per smarrire il gusto della decisione e l’etica della responsabilità. Accade così che, in un consenso unanime e ubbidiente che preannuncia la tranquillità d’un cimitero, intere categorie di uomini e di donne – migranti e poveri del Sud e dell’Est del mondo, espulsi da ogni speranza – siano considerate tacitamente sub-umane, non-umane e anti-umane, e che  su una tale orrida vecchia storia interi movimenti politici fondino la propria inquietante legittimità.”

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Adesso ho finito di leggerlo; l’ho trovato molto interessante, e anche impegnativo. E’ uno di quei libri che leggo con la matita in mano , annotando, sottolineando rinvii ad altre letture, da collegare tra loro; per leggerlo occorre avere la voglia di “studiare”, nel significato classico dello studio, e poi andare avanti, proseguire e approfondire. In fin dei conti, anche nelle nostre letture talvolta con modi bulimici, non ci soffermiamo quel tanto che è necessario per serbare memoria dei pensieri che abbiamo avuto, degli angoli visuali  nuovi da cui abbiamo guardato, ci dimentichiamo delle nostre intuizioni e dei nostri propositi.

E’ un libro molto ricco di citazioni e analisi, compresi i programmi dei persecutori direttamente dalle loro parole,  da un personaggio innominabile come Hitler ai diversi teorici del pensiero unico, etnico, delle pulizie etniche e del discorso irrigiditi nel dialetto – ci sono anche alcuni proclami della lega nord – ma anche di autori positivi, che quei meccanismi hanno tentato di capire e smascherare, da Camus, a Bauman e tanti altri. Stimoli per riflettere.

L’importanza del discorso molteplice – le mille e una storia – contro il totalitarismo narrativo, già enunciati nelle prime dieci righe, costituisce forse il vero filo conduttore di tante articolate analisi e riflessioni, e viene ripreso pienamente nel capitolo finale, dedicato, appunto, al coraggio di Sahahrazad. Le mille e una storia hanno bisogno dell’ascolto: “come si può disobbedire senza che altre storie ne sorreggano il coraggio? (…) resistere da soli  alle pressioni dell’autorità è straordinariamente  difficile (…) la capacità di assumersi responsabilità dirette, singolari, aumenta quando il soggetto è chiamato a obbedire avverte la presenza e il sostegno di altri soggetti che percepisca come suoi pari.”

E dunque, il coraggio di Shaharazad, che sceglie il rischio di morire non per un’etica del sacrificio a cui immolarsi, ma proprio  per affermare la vita, per poter vivere, e così dice NO alla storia unica che vorrebbero imporgli e libera le sue mille e una storia.

“Quanto più ricche e differenti e vive sono le narrazioni, tanto più ricche e differenti sono le vite. La nostra libertà non sta in una sola storia ma in molte storie, non in un solo dio ma in molti dei. Questo politeismo narrativo la rende delicata e precaria, e per questo tanto più preziosa. Occorre perciò che la decliniamo al plurale: non LA libertà ma LE libertà, tante quante sono LE opinioni che ci riesce di trarre  dalle nostre storie di vita e appartenenze. Si trovano, quelle libertà, non in un solo luogo ma in molti luoghi, e anzi negli spazi “meticci” via via aperti dal loro  vivo intersecarsi, sovrapporsi, contaminarsi.  Si fa bene a cercarle agli incroci di molteplici interferenza, là dove la potenza del dubbio apre i confini. Chi abbia la fortuna di frequentare tali incroci, impara ben presto a rivendicare a sé l’onere e la felicità della scelta. E impara anche che ogni momento del suo scegliere non poggia solo su questo coraggio ma, ancor prima e ancor più, su quello eventuale di rimetterlo in questione.”

La potenza del dubbio.

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